Paolo è scultore.
Lo è nella analisi di pieni e vuoti alla ricerca di spazio ma lo è, soprattutto, di luci ed ombre che si rincorrono attraverso trasparenze e barriere che si colorano interagendo ai cangianti colori dell’ambiente. E forse l’irreale dimensione cromatica dell’artificio, dell’invenzione, della tecnica e dei materiali sorprende il fruitore in una sospensione del tempo che irreparabilmente segna ogni minimo passaggio temporale nel qui e ora, istante irrimediabilmente sospeso tra il futuro e l’attimo che è già passato.
Paolo è scultore, giovane e quindi vero, sicuramente schietto e senza tentennamenti. Partecipa delle ansie di un mondo, quello dell’arte, in cui si muove con entusiasmo e lucida ragione. Questa è la sua forza e il suo orgoglio, questa è la sua stessa scommessa nella quale tutta la sua vita assume la metafora di un gioco che diverte e insegna, che fa soffrire e forma come lo stesso scultore incarna, mentre modella la materia, amorfa e disponibile ai moti istintivi e meditati delle sue mani.